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V

Due dita alzate. Un semplice gesto della mano sinistra. Eppure, in quella "V" è racchiuso un mondo intero. Sulla strada, è istintivo. Ripetuto mille volte senza pensarci. Un saluto a uno sconosciuto che, tuttavia, ti somiglia. Il saluto del motociclista. La V di vittoria. I fulmini a volte aggiunti, come una firma silenziosa.

Ma dietro questo gesto che compiamo quasi automaticamente si nasconde una storia molto più antica, oscura e infinitamente più potente di quanto immaginiamo.

Nella comunità motociclistica, la "V" non ha bisogno di spiegazioni. Indipendentemente dalla cilindrata, dalla marca, dallo stile o dal Paese, due ruote sono sufficienti per appartenere alla stessa famiglia. La mano sinistra si abbassa, l'indice e il medio si divaricano. Un gesto semplice, quasi sacro.

Si estendeva anche oltre la strada: firme sui forum, messaggi sui social media, ammiccamenti digitali accompagnati da "V" e fulmini. E poi, a volte, c'è chi non risponde. Una piccola, silenziosa delusione. Niente di grave. Fa parte del gioco.

Ma questo saluto non nasce dal semplice desiderio di salutare. Si dice spesso che il saluto del motociclista derivi da Winston ChurchillQuesto è falso... e vero allo stesso tempo. Churchill Ha reso popolare il gesto, rendendolo famoso in tutto il mondo.

Ma le sue origini risalgono a molto più indietro, a un'epoca in cui le motociclette non esistevano ancora. Dobbiamo risalire a uno dei conflitti più lunghi e violenti della storia europea: la Guerra dei Cent'anni...

LE ORIGINI DELLA MOTO V – VFLUO

La Guerra dei Cent'anni: Nascita di un V brutale

Tra 1337 et 1453, il Francia eécranInghilterra scontro durante 116 anniUna guerra infinita e sanguinosa, in cui l'arco lungo inglese semina il caos.

La macabra leggenda narra che gli inglesi amputarono l'indice e il medio dei soldati francesi catturati. per impedire loro di scoccare frecce o brandire una spada.

Che siano del tutto vere o amplificate dal mito, queste storie hanno lasciato un potente segno simbolico. Dopo le vittorie, i soldati inglesi alzavano in modo evidente l'indice e il medio, come a dire: "Guardate, li abbiamo ancora".*

Un gesto di provocazione. Di dominio. Una V di vittoria, molto prima che diventasse un simbolo di pace.

Per secoli, il mondo è andato avanti. Poi è arrivato un altro grande conflitto: la Seconda Guerra Mondiale. Le motociclette erano ormai presenti. E sono diventate essenziali.

In un contesto di bombardamenti, interruzioni delle comunicazioni e caos, i motociclisti militari britannici divennero messaggeri essenziali, collegando basi, unità e quartier generali.

Sulle strade devastate, si incrociano, si riconoscono e si sostengono a vicenda. E naturalmente, la vecchia V riappare, ma questa volta con un nuovo significato.

Non è più una presa in giro. È un segno di solidarietà, un promemoria silenzioso: "Sono qui. Non sei solo".

È qui che Winston Churchill entra davvero in scena. Il Primo Ministro britannico adotta la V come simbolo di resistenza e speranza, salutando soldati e civili con queste due dita alzate.

Il gesto sta diventando globale.

Decenni dopo, Barry splendoreL'icona inglese del motociclismo ha adottato questo saluto dopo le sue vittorie. Il collegamento è fatto. La competizioneLa strada, la fratellanza. La V abbandona definitivamente i campi di battaglia per stabilirsi sull'asfalto.

Oggi è un'eredità viva. Quando un motociclista ti fa un V, non ti sta solo salutando.

Ti dice:So come ti senti, so quanto costa, condividiamo la stessa strada. "

Un gesto nato dalla violenza, trasformato dalla storia e divenuto uno dei simboli di libertà e cameratismo più forti al mondo. Questa V è sopravvissuta a secoli, guerre e generazioni per giungere fino a noi. E finché continuerà a essere scambiata sulle strade, lo spirito motociclistico continuerà a vivere.

Significato della V per motociclisti

 

 

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