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La pista del Mugello ospiterà questo fine settimana il Gran Premio d'Italia che sarà teatro del sesto appuntamento del campionato MotoGP. Un percorso apprezzato da tutti i piloti, tecnico e collinare con una particolarità: un rettilineo abbastanza lungo da battere record di velocità. 350 km/h sono una formalità per i migliori. Sì, ma quest'anno temiamo cosa potrebbe succedere lì.

Per quello ? Perché le pinne. I contatti che abbiamo avuto nel paddock con persone molto informate sulla tecnologia, con anni trascorsi a mettere a punto una moto e ad analizzare i dati, non hanno nascosto le loro preoccupazioni. Domande nate direttamente dalle analisi effettuate a Le Mans. Lì, quando le motociclette erano a pieno carico, i movimenti delle macchine erano certi. Tanto da sottoporre la ruota posteriore alla tortura che, lo ricordiamo, è qui più vittima che carnefice. Vittima del supporto aerodinamico generato dagli alettoni che fornisce ulteriore resistenza; girare a 360 km/h non è vita facile, ma farlo tra una superficie abrasiva e un muro di vento è davvero disumano...

Ma è proprio questa la funzione degli alettoni; schiacciare l’anteriore, anche se ciò significa alleggerire il posteriore, portando a pattinare in rettilineo a Jerez. Al Mugello dovrebbero fare miracoli. Certamente, ma con quali conseguenze? Questi vincoli sono nuovi, il fisico dei piloti sarà messo a dura prova e anche prendere la scia in queste condizioni sarà un esercizio nuovo. Alcuni piloti (Honda) hanno già segnalato che restare nella scia di una moto dotata di pinne genera vere e proprie turbolenze.

Il Mugello, per la sua configurazione, sarà un vero banco di prova. Le forze generate da questi accessori saranno attentamente monitorate da ingegneri, piloti e dal produttore. Questo forse sarà il vero passo avanti per le ali che stanno dilaniando i costruttori sul loro futuro.